lunedì, 18 maggio 2009

LUNEDI 25 MAGGIO, ORE 16,30



ImmagineMMMARIA LUISA MANISCALCO
Ordinario di sociologia, Università “Roma Tre”

MARIA CATERINA FEDERICI
Ordinario di sociologia, Università di Perugia

BENEDETTO VECCHI
Caporedattore pagina culturale de “Il Manifesto”


Presentano il libro di FRANCESCO ANTONELLI

LA MODERNITÁ IN TRANSITO. MOVIMENTI, ÉLITES E TRASFORMAZIONI COLLETTIVE NELLA SOCIOLOGIA DI ALAIN TOURAINE
Interverrà:

ROBERT CASTRUCCI - FONDAZIONE "UGO BORDONI"

SARÁ PRESENTE L'AUTORE

- SALA DEL CONSIGLIO (IV PIANO) -

 FACOLTÁ DI SCIENZE POLITICHE – UNIVERSITÁ “ROMA TRE”

VIA CHIABRERA ,199


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categoria:libri, presentazione libri
lunedì, 18 maggio 2009
Car* amic* è con grande piacere che vi segnalo l'uscita del mio ultimo libro:

La modernità in transito. Movimenti sociali, élites e trasformazioni collettive nella sociologia di Alain Touraine
(Franco Angelli, 2009)

copj13.aspGli obiettivi principali di questo lavoro consistono nell'analisi del contributo di Alain Touraine alla concettualizzazione e allo studio dei movimenti sociali; del modo in cui essi sono cambiati nel corso del tempo; di come queste trasformazioni si siano accavallate con quelle più vaste della modernità, rilevandone non solo gli aspetti più importanti, ma soprattutto un nuova prospettiva di mutamento: il riformismo radicale.
In una fase in cui gli attori sociali, la politica, gli intellettuali e le stesse scienze sociali faticano ad inquadrare la complessità del sociale, facendosi spesso sedurre dalle sirene del postmodernismo o, al contrario, dei fondamentalismi più diversi, la rilettura del contributo di Alain Touraine rivela i conflitti, le sfide e i tratti salienti di quelle configurazioni sociali contemporanee, nate, agli inizi degli anni '60, da un transito della modernità che è solo agli inizi.



Indice

Introduzione
Lavoro, movimento operaio e azione storica
(L'evoluzione del lavoro operaio: la fase A; L'instabilità organizzata: il taylorismo o fase B; Il 'futuro davanti a noi': l'automazione o fase C; Verso la sociologia dell'azione; I fondamenti della sociologia azionalista; La centralità dell'azione storica; Classi sociali e movimenti collettivi; La coscienza operaia: aspetti teorico-metodologici; L'evoluzione della coscienza operaia: tecnologia e potere economico; La rappresentazione della stratificazione sociale; Coscienza e azione operaia)
Fuori dalla fabbrica: la svolta post-industriale ed i suoi conflitti
(Il concetto di società programmata e la sua specificità; Struttura di classe e nuovi conflitti sociali; Il movimento di maggio e l'interpretazione dei contemporanei; Il comunismo utopico; Il movimento studentesco: un confronto internazionale)
La produzione della società
(Le dimensioni costitutive della società; Il sistema d'azione storica; I rapporti di classe; Il sistema politico e le istituzioni; I movimenti sociali: tra continuità e discontinuità; Il mutamento sociale come temporalizzazione delle strutture; Movimenti sociali ed azioni critiche; L'azione critica rivoluzionaria e la realizzazione della mediazione partitica; Le condotte di trasformazione interna o delle società dominanti)
Oltre l'industrialismo: il ritorno del soggetto
(Il metodo: l'intervention sociologique; Le lotte studentesche: un movimento impossibile; L'ascesa dell'ecologia politica; Solidarnosc: l'ultimo movimento della società industriale?; Crisi e trasformazione del movimento operaio in Occidente; La modernità in crisi; Il posto dei nuovi movimenti sociali: dalla singolarità alla soggettività; Politica e società nell'era post-industriale: la fine della mediazione intellettuale)
Conclusioni: la modernità in transito
(Movimenti sociali, élites e trasformazioni sociopolitiche; La centralità dell'azione; Dal movimento operaio ai nuovi movimenti sociali: realtà e teoria in cambiamento; Politica del soggetto e riformismo radicale)
Bibliografia.

POST DI FRANCESCO ANTONELLI
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categoria:libri, sociologia, movimenti sociali, postmodernità
venerdì, 01 maggio 2009
Cronache Spagnole XXVI

A grande richiesta tornano le cronache spagnole, supportate dalla mera osservazione mediatica.

Quadro riassuntivo:

  • tempo fa l'ENEL si comprava una bella fetta del settore energetico spagnolo. In Italia la notizia ha avuto meno enfasi;
  • la disoccupazione in Spagna è sui 4.000.000 di individui;
  • l'economia spagnola è a pezzi, frantumata;
  • il modello federalista spagnolo continua a dare più problemi di quanti pretenda di risolverne;
  • la borsa spagnola, molto soggetta a volatilità (speculazioni), ormai sembra riprendersi e tornare quasi stabilmente intorno ai 9.000 punti
  • l'importanza nello scenario mondiale della Spagna nell'ultimo anno è crollata con un tonfo pari a quello della borsa spagnola;
  • l'Euribor basso è ossigeno per gli spagnoli;
  • la Spagna è finora l'unico paese europeo a soffrire la (potenziale) pandemia porcina;
  • si sente spesso parlare di Fiat, come di un inaspettato (ma iperpubblicizzato in Spagna) gruppo che si mangia i miti americani

In tutto questo quadro cosa mi tocca ascoltare il Primo di Maggio? Questioni sindacali? Poche... Solo discorsi insoddisfacenti

No, fa notizia il fatto che Veronica Lario vive da separata in casa da anni e lotta contro il marito (non ho capito bene chi diavolo sia questo marito e perché sia tanto importante) per motivi di eredità: pare che i suoi tre figli avranno una percentuale di eredità circa 5 volte inferiore rispetto ai due figli (PierSilvio e PierBarbara) avuti dalla prima moglie. Possibile che anche quando le cose non vanno poi così male devo sentirmi preso per il culo dal un Paese che ha molti problemi suoi? In Italia si è parlato dell'eredità del marito della Veronica? O compaiono nei giornali solo di veline e  di quanto sia scorretta la moglie (a firma di coloro che sono nei libri paga del marito)?



Mi tocca anche ascoltare in italiano il detto "fra moglie e marito non mettere il dito", citato come il milieu dei media italiani.

Giulio Marini
mercoledì, 29 aprile 2009

Un giorno un non più giovane ricercatore verrà accusato e condannato per aver chiesto a una signora, durante un'intervista in autocommittenza sulla percezione delle ricadute del federalismo sul settore sanitario, l'età. La signora pelesemente offesa dal fatto che qualcuno le abbia recato un'offesa talmente grave quanto quella di ricordarle l'età si appellerà alla giustizia. Rivoltasi a un servizio 12-qualcosa, le verrà consigliato a 10€ al minuto di rivolgersi al potere mediatico, cioè al vecchio ministero di grazia, graziella e grazie al piffero che avrai giustizia. Svoltase in modo efficientissimo la parte burocratica grazie a addebiti alla carta di credito della parte lesa con causale "mazzette studio legale 'ndrangheta", si celebrerà, appena il palinsesto degli spazi pubblicitari lo permetteranno, il processo.

La giudice-velina, opportunamente scollata, impugnerà la legge sulla privacy e chiederà a una giuria selezionata con criteri di telemarketing di confermare scrupolosamente e ineluttabilmente la sua sentenza di condanna aggravata da manifesti intenti scientifici. La giuria di over45 disperate (scelta come membri di un focus group in cui è prevista anche questa attività collaterale), in virtù dei poteri conferiti da una multinazionale che avrà privatizzato la giustizia e la sanità, chiederà per sua bontà i dimiciliari grazie ai quali il non più giovane ricercatore potrà redimersi intervistando (a proprie spese, perché da casa sua*) lo stesso target di disperate promettendo loro unguenti magici made in brazil by wanna marchi in cambio della cessazione dei diritti di privacy sullo storico delle cartelle sanitarie proprie e dei familiari nonché in cambio della impossibilità di accedere per diritto a trattamenti sanitari basati sulle ricerche sulle staminali (che per chi non avrà i soldi per pagarsele saranno considerate peccaminose dalla Corte Costituzionale, opportunamente e finalmente formata esclusivamente da alti prelati).

Condurrà la trasmissione del processo-reality Rita Dalla Chiesa, coaudiuvata da un ragazzino selezionato per televoto** da una trasmissione della De Filippi. In diretta su podcasting con frequenze dichiarate illegali dalla Corte di Giustizia Europea. A pagamento a 0.1 centesimi per pixel. 

post di un non più giovane ricercatore

 

* sul fatto che esisterà ancora la proprietà privata senza mutui a scadenza infinita si sta ancora lavorando. PerDiana, PerDindirinLamberDini e per PierSilvio"Papi" dategli tempo a questi poveri politici 

°° al costo di 100€ + IVA allo 0% per contributi statali finanziati dal Fondo Sociale Europeo

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categoria:media, privacy, analisi previsionale future stud
lunedì, 30 marzo 2009


CONVEGNO

"NONSOLONORMA. PERCEZIONI E CULTURE DELLA SICUREZZA IN EDILIZIA"

LUNEDI 6 APRILE - UNIVERSITA' "ROMA TRE", AULA MAGNA DEL RETTORATO (Via
Ostiense 159 - Roma)


Il Progetto NonSoloNorma nasce, nel Dicembre del 2007, con un accordo di
collaborazione tra l’Inail Lazio, il Ctp di Roma e Provincia e il
Laboratorio di Innovazione Didattica, Comunicazione e Abilità Relazionali
(Facoltà di Scienze Politiche, Roma Tre).
L’obiettivo generale del progetto è stato facilitare la diffusione della
cultura della sicurezza nei cantieri edili, non solo attraverso la
conoscenza scientifica dei complessi motivi che ostacolano l’integrazione
delle pratiche “salvavita” nelle attività lavorative, ma anche tramite la
realizzazione di una docu-fiction, costruita sulla base dei risultati
ottenuti in un’apposita indagine sociologica, finalizzata a diffondere una
efficace cultura della sicurezza.

PROGRAMMA

ORE 9.30 - Apertura dei lavori

Saluto di apertura:
• Guido Fabiani - Magnifico Rettore, Università “Roma Tre”
Introducono:
• Antonio Napolitano - Direttore Inail Lazio
• Carlo Nicolini - Presidente del Ctp di Roma e Provincia

ORE 10.00

Il progetto NonSoloNorma:
Presentazione dell'indagine “Le culture della sicurezza sul lavoro nei
cantieri edili”
Introduce:
• Maria Luisa Maniscalco (Roma Tre)
Intervengono:
• Mauro Miccio (Roma Tre)
• Francesco Antonelli (Roma Tre)
• Franco Ferrarotti (La Sapienza)

Ore 11.00

Proiezione della docu-fiction:
NonSoloNorma. “Il cantiere del sabato”

Ore 11.30

Tra norme e culture:
“Le istituzioni e le parti sociali di fronte alla sfida della sicurezza
sul lavoro”
Intervengono:
• Stefano Macale - Vice-Presidente Ctp di Roma e Provincia
in rappresentanza di Fillea Cgil - Filca Cisl - Feneal Uil
• Rappresentante Acer
• Esponenti di Comune, Provincia e Regione

Ore 12.30 - Chiusura lavori
• Alberto Cicinelli - Direttore Generale Inail


Segreteria organizzativa:
Laboratorio Innovazione didattica, Comunicazione e Abilità Relazionali
Tel. Tel. 334 6614999 - 06 57335314
E-mail: labica@uniroma3.it - nonsolonorma@gmail.com

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categoria:lavoro, conferenze
mercoledì, 18 marzo 2009

Io ne ho visti di precari che voi a tempo indeterminato non potreste mai immaginare

posizioni aperte a tempo indeterminato che diventano stage al 3° colloquio
pagamenti a più di 360 gg perché un politico ha deciso che sei un consulente "costo della politica"
interinali che si sentono lavoratori standard
anziani che arrovistano insalate dentro i cassonetti dell'immondizia
gente di mezza età che colleziona titoli per scalare graduatorie inesistenti
ho visto sindacalisti del pubblico impiego ignorare i lavoratori a progetto propri compagni di scrivania
pensionati e familiari degli indeterminati votare il referendum sul welfare
e occasionali e a progetto non presentarsi perché estranei a quello stato sociale
cartelle pazze indicanti tributi in monete non più in corso legale
rimborsi spese per villeggiature e spese vive non rendicontabili
e in tutto questo, impiegati nullafacenti che si lamentano dell'inedia, o assenteisti

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...
come lacrime nella pioggia

è tempo di contrattazione di secondo livello 

Androide confederale rinnegante

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categoria:aforismi, diritti, sindacato 2punto0, riflessioni introspettive
mercoledì, 04 marzo 2009
Ci sono degli eventi storici che dopo che saranno scritti o raccontati e li leggerai o li rivedrai a un servizio televisivo ti potrai dire "è vero, accadeva questo". Nel presente però quasi non te ne accorgi, dai peso ad altri fatti. Fatti di cronaca, o dettagli che oscurano e ti nascondono la vera chiave di lettura di ciò che realmente sta accadendo di emergente. E mai avresti pensato che l'icona scelta sarebbe stata quella del Grande Fratello.

Non vi è ombra di dubbio che le relazioni industriali in Italia siano ormai fortemente indebolite nella loro capacità di recriminare qualcosa di concreto, e che dietro alla crisi generazionale, demografica e associativa dei sindacati un qualche evento esogeno possa infliggere uno di quei colpi che caratterizzano le classiche "cesure storiche".

Io non so come e non so quando (mica sono il Vecchio!), e soprattutto non so che effetti avrà la dismissione del diritto del lavoro e l'apparente crisi irreversibile della rappresentanza dei soggetti più deboli del mercato del lavoro.

Però so - almeno ho la presunzione di scriverci un post semiserio - quale sia l'icona di questa fase: lo scontro Signorini-Martari.




Altro che proposte di legge sul diritto allo sciopero, i protocolli sul welfare che innalzano i sussidi di disoccupazione agli "standard", gli assegni di disoccupazione, le analisi costi/benefici di Alitalia, le statistiche o altre questioni troppo tecniche per il pubblico di massa e troppo concrete per chi ama scrivere sull'argomento. Qui il tutto si spiega nel Signorini che - dall'alto del suo essere un CEO miliardario di primo livello dello star system - fa la lezione morale a una aspirante vip che ruota in un anello periferico dello stesso mondo e che di lavoro (momentaneo?! di ripiego?!) fa l'hostess "pasionaria" dell'Alitalia. L'Alitalia che non c'è più.

  • Da una parte il vetero linguaggio settantottesco fatto di diritti reclamati a suon di piedi sbattuti, dimostrazioni, cappi ecc.
  • Dall'altra il potere del ricatto di coloro che parlano surettiziamente ma efficacemente a nome di chi ha perso il lavoro ("con tutti quelli che hanno perso il posto tu vai al Grande Fratello...")
  • Da una parte ricorsi ad avvocati
  • Dall'altra Colaninno che moralizza a pié di pagina dall'Annunziata sottolineando che è in corso una procedura di licenziamento in tronco per abbandono del posto di lavoro
  • Da una parte la voglia narcisistica di giocarsi la chance di entrare nella serie B del mondo dello spettacolo (non chiamiamola seria A...) e tenersi lo stesso la garanzia di un posto sicuro
  • Dall'altra la necessità ideologica di far capire a tutti che la musica cambia: o mangi la minestra, o vai a casa (del Grande Fratello, o più probabilmente la tua)
  • Da una parte una persona messa all'angolo, sfumata, umiliata anche nello sbaglio del suo nome (Signorini la chiamava con un altro nome!),
  • Dall'altra il pifferaio del signore, il signorini, che fa da capopopolo nel denigrare l'irresponsabilità altrui a nome dei disoccupati, cassaintegrati, non confermati e lavoratori scaduti

Non importa se ciò che è stato raccontato è vero nei suoi dettagli, non importa se la Daniela verrà effettivamente licenziata o meno. Ciò che fa la differenza è che in prime-time il lavoratore è stato sconfitto di fronte a milioni di altri lavoratori, o aspiranti tali, facendo passare il messaggio che il posto di lavoro non c'è più. Non c'è più la possibilità di sognare avendo un lavoro di riserva che possa essere una valida rete di sicurezza. C'è solo la fatica del lavorare e la lotta per poter lavorare.

Giulio Marini
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categoria:media, diritti, lavoro subordinato, classe dominante
sabato, 28 febbraio 2009
Continuano gli affronti sfrontati dell'assetto dei diritti del lavoro e del welfare all'italiana che tutela soltanto i lavoratori. O meglio: non tanto i lavoratori, ma coloro che avendo un contratto di un certo tipo, possono lavorare di meno e penare molto meno. In questo caso sotto riportato - che trovo vergognoso - anziché dare più diritti a coloro che hanno un contratto carta-straccia, se ne danno molti di più a quelli che vivono nell'eden dei dirittti (ma ancora per quanto?!). Sei un co.co.pro., un assesgnista, un dottorando, o peggio un consulente della Sapienza? Beh, allora non ci pensare nemmeno all'asilo sotto il tuo posto di lavoro! Anzi, non fare figli. Alla prossima puntata magari verrà intimato di non commettere atti impuri se non a fini strettamente riproduttivi.

In tutta franchezza: questo welfare fa sempre più acqua da tutte le parti; anziché perequare i cittadini, li discrimina su base generazionale e contrattualistica. Un welfare dovrebbe funzionare all'incontrario... 

Sotto il testo dell'email che con genio comunicativo arriva a tutti coloro che hanno un'email uniroma1.it (Sapienza), senza pudore, vergogna o senso di colpa nei confronti di chi non ha questo maledetto contratto alle dipendenze.

Giulio Marini



Iscrizioni all'Asilo Nido riservate ai figli dei dipendenti

Si comunica che sono aperte, per l'anno scolastico 2009/2010, le iscrizioni all'Asilo Nido riservate ai figli dei dipendenti, per un totale di n. 60 posti (conferme anni successivi al primo e nuove iscrizioni).
Le domande possono essere presentate dal 1° al 31 marzo presso il Settore Affari Sociali della Ripartizione I Affari Generali (I° piano del Rettorato, stanza n. 84, tel 06/49910495) dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, il lunedì e il giovedì anche dalle ore 13 alle ore 16.00.
Il bando di iscrizione, affisso all'Albo del Rettorato e presso l'Asilo Nido, è consultabile anche al seguente indirizzo: http://www.uniroma1.it/organizzazione/postaeservizi/servizipersonale/asilo/
Sulla stessa pagina web sono stati pubblicati i moduli da utilizzare per richiedere l'iscrizione.

da:
Ferdinando PALANGE
Dirigente della Ripartizione I Affari Generali

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InfoSapienza

Settore Web d'Ateneo e Posta Elettronica


SAPIENZA

Università di Roma

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categoria:diritti, precariato
martedì, 24 febbraio 2009
Inoltriamo volentieri l'appello di Ignazio Marino. Sul tema è stato già scritto molto e a sproposito. Nel nostro piccolo - senza voler prendere parte a uno dei due schieramenti manichei - il gruppo Sala intende qui proporre una lettura di diritto: l'unico piano che dovrebbe interessare la sfera pubblica e la disputa politica. Si sottolinea che Sala è apartitica, quindi tale appello deve essere letto come un invito a riflettere.

Carissima/o,
Ti scrivo per chiederti un piccolo sforzo per una importantissima causa.
Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l'idratazione e l'alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l'ultima parola. Qual è allora l'utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata? La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico. Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia? Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all'assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.

Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare. Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it<http://www.appellotestamentobiologico.it/>
<http://www.appellotestamentobiologico.it/><http://www.appellotestamentobiologico.it/%3e>
, e grazie perché abbiamo già raggiunto quasi 100.000 firme!

Ignazio Marino


Post di G.M.
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categoria:diritti
giovedì, 12 febbraio 2009

GUERRA E NON VIOLENZA
Eserciti in marcia per imporre il bene all'umanità                                                                                                      Articolo di Francesco Antonelli pubblicato nella pagina cultuale de "Il Manifesto" (11\02\2009)


La costruzione della sfera politica nella modernità è stata fondata su due capisaldi: l'idea che l'etica politica sia autonoma dalla morale, mentre il secondo capisaldo sostiene l'accettazione di mezzi eticamente riprovevoli purché «tecnicamente» efficaci. Questa connessione di machiavellismo e di «razionalità rispetto allo scopo», come avrebbe commentato Max Weber, ha sostenuto un approccio alla gestione delle crisi internazionali fondato sul potere militare e sulla pura diplomazia. Come mostrano, ad esempio, Zygmunt Bauman in Modernità ed olocausto oppure, lo studioso Philip Zimbardo ne L'effetto lucifero (Raffaello Cortina), questa è la matrice culturale dalla quale deriva quel «pervertimento del bene» che ha condotto agli stermini del XX e dello stesso XXI secolo: per centrare un obiettivo massimamente buono (domani), si è disposti a fare tutto il male (oggi). Le stesse missioni di peacekeeping, attive dai Balcani all'Afghanistan, in quanto fondate sui codici culturali della modernità, contengono innegabilmente lo stesso rischio di fallimento dovuto alla disgiunzione temporale tra i «problemi dell'efficienza» (tecnica) delle strategie di costruzione della pace ed il «mondo dei valori» cui si tende in futuro.
La radicale novità che apporta l'approccio non-violento alla risoluzione dei conflitti, innanzitutto le guerre civili, sta proprio nell'eliminazione di questa disgiunzione: mezzi eticamente corretti in base a codici morali, produco, nel corso del tempo, risultati tecnicamente e moralmente superiori. Tanto gli scritti di Gandhi quanto, e forse più, quelli di Aldo Capitini, sono impregnati di questa fondamentale consapevolezza. La quale annuncia il (possibile) superamento della modernità con la conseguente, positiva, de-compartimentazione della sfera morale e di quella utilitarista. L'idea, espressa dal già ricordato Capitini nel 1968, di creare un «Corpo civile di pace», una rete di azione diretta come forza di interposizione e rigenerazione di un tessuto minacciato da conflitti distruttivi, acquista qui il suo senso profondo e va dunque collocato nell'orizzonte più vasto della costruzione di una civiltà sostenibile (non solo economicamente ma anche politicamente).
Di questa ricchezza socioculturale e dell'annuncio di una nuova, possibile e più avanzata, società globale «dopo moderna», c'è però solo una traccia indiretta nel volume a cura di Alberto L'Abate e Lorenzo Porta L'Europa e i conflitti armati. Prevenzione, difesa nonviolenta e Corpi civili di pace (Firenze University Press, pp. 364, euro 22,50).
Tutto incentrato su un approccio pragmatico al tema dei Corpi civili di pace, tipico di una sana attività di «sensibilizzazione» a sfondo istituzionale, il valore dei contributi raccolti nel volume vanno cercati in luoghi diversi da quello, tutt'altro che superfluo, politico-culturale. In particolare in due direzioni: la prima riguarda la condivisibile interpretazione dell'identità europea come fondata su un'idea e una pratica politica che ha reso possibile la costruzione di una pace sostenibile nel vecchio continente. Cui però non si accompagna una scelta altrettanto coerente nella proiezione esterna, in chiave cosmopolita e unitaria, di questa grande ricchezza, tale da costruire percorsi di politica estera e di approccio alle crisi internazionali, oltre il dominante stato-centrismo a sfondo militare.
Da questa giusta considerazione, i contributi in questo libro esortano le istituzioni europee a fare di più per impegnarsi in questa direzione. In particolare, e siamo così al secondo tema degno di nota, istituzionalizzando i «Corpi civili di pace», le iniziative di Peace Research e, in generale, tutte quelle soggettività della non-violenza, solo alcune delle quali qui rappresentate, con alcune importanti omissioni, sorte in questi anni nella cosiddetta società civile e nel mondo accademico del vecchio continente.
Ci troviamo così di fronte, cosa abbastanza ricorrente nella storia della nuova sinistra post-sessantottesca, si pensi in proposito all'ambientalismo, al caso di un movimento che chiede di divenire istituzione. Interessante a questo proposito è la tematica affrontata, in modo maturo come raramente accade nel mondo del pacifismo italiano, sulla professionalizzazione del personale impiegabile sul campo. Al di là delle analisi contenute nella seconda parte del volume, dedicate all'insufficienza dell'approccio «militare» seguito nella gestione del conflitto in Kosovo, sta proprio qui il principale paradosso e spunto di riflessione. Da una parte, infatti, si invoca meno Stato, intendendo meno ingerenza delle istituzioni nell'operato dei corpi civili di pace o nelle esperienze di cooperazione internazionale (sono note la critiche espressa negli anni scorsi a quegli interventi di cooperazione ritenuti una variante «civile» dell'intervento militare in teatri di guerra), ma anche meno burocrazia nella politica internazionale. Dall'altro lato si chiede però proprio più Stato, attraverso un aumento degli investimenti pubblici su questo terreno, assieme alla stabilizzazione delle carriere dei singoli (ex)-volontari per continuare a sopravvivere ed essere realmente efficaci. Un contraddizione che rimane aperta e su cui continuare a riflettere

postato da: sa_la alle ore 09:32 | Permalink | commenti
categoria:recensioni