martedì, 04 marzo 2008
Di fronte a una legge elettorale che lascia poco o punto margine all'elettore per decidere chi votare, ci armiamo della virtù scaturita dalla necessità e vi proponiamo di riprendere in mano l'arme del voto, scardinando i meccanismi della cooptazione presenti nel "porcellum".
Di seguito daremo un esempio di come sia possibile scegliere il candidato cui dare il proprio voto, nonostante l'abolizione del diritto di indicare con la preferenza chi si voglia votare.
Diciamocelo: le elezioni sono ormai un sondaggio. I partiti propongono una lista di candidati e l'elettore deve decidere la lista da votare in blocco; non può esprimere alcuna preferenza e vota i candidati nell'ordine deciso dalle segreterie di partito.

Invece, seguendo la teoria dall'elettore marginale, è possibile rivoltare la legge oligarchica per individuare la persona cui si vuole dare il proprio voto. In questo modo, almeno sapremo per chi abbiamo votato, anche se la scelta è limitata a una rosa ristretta.

La teoria dell'elettore marginale è molto semplice, in poche parole questa:

1. Qualsiasi sia la lista che decidiate di votare, la prima considerazione da fare riguarda i candidati. Fondamentale è rendersi conto che il vostro voto è marginale, si aggiunge, cioè a tutti i voti che quella determinata lista prende nel vostro collegio.

2. Dal momento che il vostro voto è marginale, cioè si aggiunge ai voti che la lista prenderà indipendentemente dal vostro voto, voi state votando non per il capolista ma per l'ultimo degli eletti.

3. Dunque, basterà calcolare quanti eletti dovrebbe ottenere ciascuna lista nella vostra circoscrizione per individuare l'ultimo degli eletti; ebbene - sappiatelo - qualunque sia la lista che votate, voi state votando, nell'ambito di quella lista, per l'ultimo degli eletti o, se il vostro voto sarà davvero marginalmente utile, per il primo dei non eleltti.

Prendiamo un esempio:

Nella circoscrizione Oligarchia 1 si presentano quattro liste per 10 seggi.
Ciascuna lista presenterà 10 candidati, pari al numero di seggi da attribuire.
Risulteranno eletti i candidati nelle prime posizioni delle liste che riusciranno a raggiungere il quorum che, in questo caso è del 10% (totale dei voti validi, diviso i 10 seggi da attribuire).

Poniamo che i voti guadagnati da ciascuna lista siano distribuiti secondo la tabella che segue

Oligarchia 1
Secondo i nostri rozzi calcoli, la lista A eleggerebbe quattro deputati (Tizio, Caio, Sempronio e Pinco), la lista B ne eleggerebbe 3 (Pallo, Belle e Sebastien), la lista C ne eleggerebbe 2 (Ernesto ed Evaristo), la lista D uno solo (Pasquale).

Ebbene, caro elettore marginale, sappi che il tuo voto contribuirà alla sola elezione di Pinco (per la lista A), Sebasien (per la lista B), Evaristo (per la lista C) o Pasquale (nel caso tu votassi per la lista D).
Devi scegliere uno di questi. Si veda la tabella seguente.

Oligarchia 2
E' vero, sarebbe più bello votare per Tizio o Caio della lista A o per Pallo o Belle della lista B ma, sappilo, tu non puoi in alcun modo votare per loro - che sono le teste di lista - ma solo per gli ultimi eletti di ciascuna lista.
Da bravo elettore marginale ti documenterai sui curricula di questi quattro candidati e potrai recarti alle urne scegliendo quello che più ti aggrada, almeno saprai per chi hai votato.

Ora, poniamo che Tizio, Caio e Sempronio - della lista A - siano delle gran brave persone e che Pinco - sempre della lista A - sia un farabutto e, mettiamo, che Pallo e Belle - della lista B - siano dei gran farabutti e che, sempre nella lista B, Sebastien sia una gran brava persona e anche competente.

Secondo il senso comune, bisognerebbe votare per la lista A, composta per tre quarti di gran brave persone (Tizio, Caio e Sempronio) e solo per un quarto di farabutti (Pinco) e non per la lista B, fatta per due terzi di farabutti (Pallo e Belle) e per un terzo di persone valide (Sebastien).
Secondo la teoria dell'elettore marginale, invece, non conta il tasso di farabutti presenti in media in una lista ma solo la qualità dell'ultimo degli eletti che, come abbiamo visto è un farabutto per la lista A (Pinco) e una gran brava persona per la lista B (Sebastien). Controintuitivamente, l'elettore marginale voterà per la lista B, anche se in maggioranza fatta di farabutti. Perché il suo voto - quello marginale - serve per eleggere una brava persona.

Chiaro, no?



Robert Castrucci


PS.
Presto la teoria dell'elettore marginale sarà un vero e proprio metodo laico per la scelta del voto. Gli esempi saranno affinati sulla base di sondaggi reali e sulla base di candidature reali.
postato da: sa_la alle ore 18:59 | Permalink | commenti (16)
Commenti
#1   05 Marzo 2008 - 15:29
 
penso che dovresti lavorarci su seriamente su due punti di vista:

- un pamphlet semiserio da pubblicare subito con una casa editrice altrettanto semiseria

- teorizzare meglio il tutto perché ciò che dici ha una valenza scientifica interessante, anche se chi vota vota un simobolo (sia esso uno scudo crociato, un colore, una falce, una faccia confondibile con un "lato B"...) e spesso non tanto una persona, se non appunto un big, una persona a livello mediatico

giulio
utente anonimo

#2   05 Marzo 2008 - 16:55
 
Ciao,
penso che la tua riflessione sia molto interessante.
In effetti noi elettori siamo chiamati ad un mero compito di apprezzamento dell'oscuro operato delle segreterie e con il tuo sistema potremmo cercare di rispondere almeno alla domanda, niente affatto peregrina, Chi sto realmente mandando al Senato o alla Camera?
Credo che urga un effettivo affinamento ed un incrocio con le vere liste di candidati dei vari.
Se hai bisogno di una mano mi offro volontario.
Con stima
Arnolfo Spezzachini
utente anonimo

#3   05 Marzo 2008 - 17:23
 
@ Giulio,
ci avevo pensato al pamphlet. Il titolo ideale sarebbe: L'elettore marginale. Manuale di autodifesa del libero cittadino elettore.
Il metodo resta approssimativo ma tornerò con un prossimo post per indicare come è possibile ridurre al minimo l'incertezza circa il candidato da individuare (candidature multiple, fallacia dei sondaggi, ecc.).
@ Arnolfo,
quella della collaborazione è una proposta che saluto con entusiasmo. Se voti a Roma, possiamo concentrare le energie sul collegio Lazio 1.
Gli elementi da recuperare sono: l'elenco delle liste e dei candidati (attualmente abbiamo solo il PD), sondaggi il più aggiornati possibile (ne ho trovato uno per la Provncia di Roma su www.sondaggielettorali.it) e poi bisognerà sviluppare una metodologia che tenga in conto dell'aleatorietà dei sondaggi stessi (in assenza di idee migliori, bisognerebbe ponderare il risultato delle scorse elezioni con il trend elettorale attuale, sia locale, sia nazionale).

Ne riparleremo presto.
R.C.
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#4   05 Marzo 2008 - 17:38
 
Si Robert, io voto a Roma.
Ho dato un'occhiata al sito del Ministero degli Interni, le liste vanno presentate tra le ore 8 di domenica 9 marzo e le ore 20 di lunedì 10.
Che si fa, ci aggiorniamo direttamente a martedì 11 oppure, e forse sarebbe meglio, cominciamo a vedere come verranno attribuiti i seggi per poi aggiungere i nomi alle caselle?
Arnolfo Spezzachini
utente anonimo

#5   05 Marzo 2008 - 18:04
 
Robert ciao sono Alessio. Se ci sei arrivato da solo ti faccio i miei complimenti ma chi bazzica un pò i partiti, sa che questo è il metodo con cui compongono le liste. Questo è il metodo che ha fatto realizzare ai radicali ieri in che posizione erano finiti i loro candidati. Insomma voglio dire che non è conosciuto solo nelle camere segrete delle segreterie di partito. Lo usano in molti. Ciao. Un caro saluto
utente anonimo

#6   05 Marzo 2008 - 18:29
 
Bella Alessio, è un po' che non ci si sente :-).
sì, naturalmente, il metodo sarà noto sul lato "offerta" ma il punto è proprio questo. In quanto "domanda", applicando la teoria dell'elettore marginale, possiamo svincolarci dal ruolo di mero feedback che ci assegnano e "rivoltargli contro le loro stesse armi".
Il punto, comunque, sta nel poter sapere chi si è votato; anche se avete già deciso la lista.
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#7   05 Marzo 2008 - 19:18
 
@ Arnolfo,
direi di continuare via mail.
Puoi scrivermi a saperelavoro@gmail.com?
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#8   06 Marzo 2008 - 11:06
 
Grande Robert.

non ci resta che piangere ormai, no?!
Un abbraccio
Piergiorgio
utente anonimo

#9   06 Marzo 2008 - 22:50
 
Il tuo modello dell'elettore marginale è estremamente interessante; poichè, tra l'altro, sottointende quella del CANDIDATO MARGINALE. Quello che viene rilegato ai margini, che se va bene entra se no...è meglio!! Chi sono questi candidati? Generalmente i meno forti partiticamente? Quelli che come le maree paretiane salgono dal basso e devi mettere dentro per soddisfare il territorio? Non so di preciso. Credo che siano comunque figure (relativamente) outsider che insider.

In ogni caso, il tuo modello ribalta la logica alla base della compilazione delle liste: la marginalità del candidato e del suo elettore diventa scelta o possibilità di scelta. O forse è che le scelte sono divenute marginali?

Mi propongo non solo di aiutarti fattivamente in questo affascinante percorso. Propongo di più: di pubblicare su qeusto blog, come puntate successive verso il voto, analisi - una volta fissata la metodologia - di diversi casi. Partendo ed utilizzando (considerando il forte radicamento di determinati voti di appartenenza in molte aree del nostro paese) i dati delle precedenti elezioni, integrati con quelli dei sondaggi.

FACCIAMO UNO SFORZO DI INTELLIGENZA COLLETTIVA ED INTRINSECAMENTE SOVVERTITRICE.

Cercherò di diffondere il più possibile questo post

Francesco Antonelli
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#10   06 Marzo 2008 - 22:51
 
Il tuo modello dell'elettore marginale è estremamente interessante; poichè, tra l'altro, sottointende quella del CANDIDATO MARGINALE. Quello che viene rilegato ai margini, che se va bene entra se no...è meglio!! Chi sono questi candidati? Generalmente i meno forti partiticamente? Quelli che come le maree paretiane salgono dal basso e devi mettere dentro per soddisfare il territorio? Non so di preciso. Credo che siano comunque figure (relativamente) outsider che insider.

In ogni caso, il tuo modello ribalta la logica alla base della compilazione delle liste: la marginalità del candidato e del suo elettore diventa scelta o possibilità di scelta. O forse è che le scelte sono divenute marginali?

Mi propongo non solo di aiutarti fattivamente in questo affascinante percorso. Propongo di più: di pubblicare su qeusto blog, come puntate successive verso il voto, analisi - una volta fissata la metodologia - di diversi casi. Partendo ed utilizzando (considerando il forte radicamento di determinati voti di appartenenza in molte aree del nostro paese) i dati delle precedenti elezioni, integrati con quelli dei sondaggi.

FACCIAMO UNO SFORZO DI INTELLIGENZA COLLETTIVA ED INTRINSECAMENTE SOVVERTITRICE.

Cercherò di diffondere il più possibile questo post

Francesco Antonelli

PS sei geniale come sempre
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#11   08 Marzo 2008 - 08:26
 
Penso che in Italia, il voto sia ancora fortemente influenzato dalla natura del partito e in secondo ordine dalla posizione della coalizione sul continuum destra-sinistra (come avvalorato dagli studi Itanes) più che sulla scelta del candidato . Credo che la maggior parte della gente che vada a votare non sappia neanche quali siano i candidati all'interno delle varie, troppe liste. Il non poter esprimere le preferenze ha fatto si che il "party on the ground" abbia subito (già a partire dai primi anni '90) un forte calo; si è passati da una politica nel territorio ad una politica senza il territorio. Non c'è più il contatto diretto fra il politico e l'elettore in quanto i media e i partiti "nazionali" ( in contrapposizione ai partiti di massa) hanno invaso la scena politica. Assumono sempre più importanza le figure chiave del partito, quelle in posizione di leadership, oscurando tutte le altre.
Comunque penso che questo studio sia sicuramente intelligente e fornisca la possibilità per nuovi approfondimenti, in quanto propone il "problema" da un diverso punto di vista.

Claudio. studente Scienze Politiche "Roma Tre"
utente anonimo

#12   10 Marzo 2008 - 19:29
 
Ma da che percentuale di voto inizia la... marginalità? Perché qualcuno i primi eletti li voterà pure, no?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LeoSorge

#13   12 Marzo 2008 - 11:31
 
Diciamo che la marginalità inizia dove finiscono i sondaggi.
Leo, si presume che l'elettore marginale non influisca sulla percentuale di voto alle liste perché non dispone di sufficiente massa critica.
Pertanto, il suo voto non modifica gli equilibri.
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#14   15 Marzo 2008 - 21:05
 
giustissimo.
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#15   26 Marzo 2008 - 21:51
 
con 30 milioni di persone con la 5 elementare e 5 milioni di analfabeti totali ed analfabetri di ritorno la statistica è contro qualsiasi gruppuscolo di "eversori" come a suo tempo hanno scoperto le BR.
utente anonimo

#16   27 Marzo 2008 - 11:12
 
Non capisco questa storia dell'eversione.
La proposta dell'elettore marginale è profondamente democratica. Vogliamo partecipare di più, utilizzando i meccanismi che la legge consente.
Vogliamo scardinare la legge elettorale che ci vuole costretti in un ruolo estremamente passivo ma lo facciamo all'interno dei canali istituzionali.
Quella dell'elettore marginale è una scialuppa a disposizione di chi è tentato dall'ultima spiaggia dall'astensione.
Comunque: ribadisco, finché è un comportamento marginale, non incide sull'equilibrio tra le diverse liste. Se, invece dovesse diventare un comportamento di massa, allora sarebe un insuccesso insperato.

R.C.
utente anonimo

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categoria:invettive, aforismi, caos, soluzioni creative, analisi previsionale future stud, teoria dellelettore marginale